Alberto Pasini. Il Pittore d’Oriente: il docufilm che riscopre il maestro dell’orientalismo italiano
il docufilm diretto da Mohamed Kenawi racconta la vita, i viaggi e lo sguardo di Alberto Pasini, pittore parmense che fece dell’Oriente il centro della propria ricerca artistica.
Nel bicentenario della nascita, il docufilm diretto da Mohamed Kenawi racconta la vita, i viaggi e lo sguardo di Alberto Pasini, pittore parmense che fece dell’Oriente il centro della propria ricerca artistica. Il 17 ottobre a Busseto e il 18 ottobre a Parma le prime proiezioni pubbliche.
Il 3 settembre 1826 nasceva a Busseto Alberto Pasini, tra i più importanti pittori orientalisti europei dell’Ottocento. A duecento anni dalla sua nascita, la sua figura torna al centro dell’attenzione con “Il Pittore d’Oriente – Alberto Pasini”, il documentario diretto da Mohamed Kenawi, che ripercorre la vicenda umana e artistica di un pittore capace di costruire tra Parma, Parigi e il Medio Oriente una straordinaria carriera internazionale.
Prodotto da BlackBoxMultiMedia LTD e Domino Film, con la direzione artistica dello storico dell’arte Paolo Serafini, il documentario sarà presentato al pubblico per la prima volta nel territorio parmense nell’ambito degli eventi collaterali del Festival Verdi 2026 “Mondi Lontani”.
Nato a Busseto e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Parma, Pasini lasciò molto giovane la propria terra per trasferirsi a Parigi. Fu però l’incontro con l’Oriente a segnare definitivamente il suo percorso artistico. Nel 1855 partecipò infatti, come disegnatore, a una missione diplomatica francese diretta in Persia: un viaggio di circa diciotto mesi attraverso l’Egitto, la Persia e l’Armenia che avrebbe cambiato per sempre il suo modo di dipingere.
Pasini non si limitò a immaginare l’Oriente attraverso i racconti e le suggestioni diffuse nella cultura europea dell’epoca. Lo attraversò, lo osservò e lo disegnò direttamente, raccogliendo nei suoi taccuini studi di persone, architetture, animali, paesaggi e scene di vita quotidiana. Quegli appunti sarebbero poi diventati la base delle opere realizzate al suo ritorno in Europa.
È proprio questo rapporto diretto con la realtà a distinguere la sua pittura. In un’epoca in cui l’Orientalismo spesso costruiva un Oriente immaginario e stereotipato, Pasini sviluppò uno sguardo fondato sull’esperienza e sull’osservazione. I mercati, le carovane, le moschee, le fontane e le strade di Costantinopoli diventano nelle sue tele luoghi vissuti, attraversati e restituiti attraverso una straordinaria attenzione alla luce, al colore e al movimento.
Il documentario parte da questa particolarità per andare oltre la tradizionale biografia d’artista. Le opere di Pasini dialogano con fotografie, documenti, materiali d’archivio, testimonianze di studiosi e immagini dei luoghi che l’artista attraversò, mettendo in relazione l’Oriente rappresentato nell’Ottocento con quello contemporaneo. La produzione ha seguito le tracce di Pasini tra Italia, Francia, Egitto, Turchia e Iran, riportando la macchina da presa nei territori che alimentarono la sua ricerca.
A questa dimensione documentaria si affianca una componente di ricostruzione scenica: un attore interpreta Pasini negli ultimi anni della sua vita, trascorsi nel ritiro di Cavoretto, presso Torino. Attraverso la sua voce, il pittore torna a ripercorrere i viaggi, gli incontri e le esperienze che hanno segnato la sua esistenza. Un dispositivo narrativo che permette di intrecciare la dimensione biografica con quella storica e artistica.
Al centro del film c’è anche una riflessione più ampia sul rapporto tra Oriente e Occidente, sull’incontro tra culture differenti e sul modo in cui l’arte ha contribuito, nel corso della storia, a costruire immagini dell’“altro”. È una prospettiva che rende la vicenda di Pasini sorprendentemente attuale e che trova una particolare sintonia con il tema del Festival Verdi 2026, “Mondi Lontani”.
Il legame con il territorio parmense è inoltre una parte fondamentale della riscoperta dell’artista. Pasini, infatti, condivise con Giuseppe Verdi non soltanto la nascita a Busseto, ma anche una tensione verso l’Oriente, vissuto però attraverso due linguaggi profondamente diversi: per Verdi un viaggio della mente e dell’immaginazione musicale, per Pasini un viaggio reale, compiuto attraverso l’esperienza diretta.
Il progetto si inserisce inoltre nel percorso di studi dedicati all’artista da Vittoria Botteri Cardoso, autrice della fondamentale monografia Pasini del 1991, divenuta uno dei principali riferimenti per la conoscenza della vita e dell’opera del pittore e una fonte importante anche per la ricerca alla base del documentario.
Le prime proiezioni pubbliche
Il documentario incontrerà il pubblico per la prima volta:
17 ottobre 2026 – Teatro Verdi, Busseto
Ore 19.00 – presentazione
Ore 19.30 – proiezione
18 ottobre 2026 – Casa della Musica, Parma
Ore 17.30 – presentazione e proiezione
In entrambe le occasioni saranno presenti il regista Mohamed Kenawi, il direttore artistico Paolo Serafini e la produzione.
Ingresso gratuito.