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LA DOMANDA SU MOZART
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Teatro delle Briciole
Solares Fondazione delle Arti

LA DOMANDA SU MOZART

lettura scenica
di e con Piergiorgio Gallicani
drammaturgia musicale Giampaolo Bandini

Giampaolo Bandini, chitarra
Anastasiya Petryshak, violino

PRIMA NAZIONALE


a partire dagli 11 anni

Il Teatro delle Briciole, in occasione del Giorno della Memoria, propone un’esperienza di teatro intimo e confidenziale attraverso la lettura scenica La domanda su Mozart , curata ed interpretata da Piergiorgio Gallicani in collaborazione con il musicista Giampaolo Bandini. Si tratta di una riflessione amara e toccante sul tema della Shoah e del valore inestimabile dell’arte, tratta dal racconto del celebre scrittore e illustratore inglese Michael Morpurgo.

“E’ difficile per noi immaginare le terribili sofferenze patite dai prigionieri dei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale. L’enormità del crimine commesso dai nazisti è troppo smisurata perché riusciamo a comprenderla. Nel loro tentativo di cancellare un’intera razza provocarono la morte di sei milioni di persone, in gran parte ebrei. E’ ascoltando le storie degli individui che hanno vissuto questa esperienza ��" Anna Frank, Primo Levi ��" che si comincia a comprendere un po’ meglio l’orrore, e a capire il male che lo provocò. L’immagine che più mi perseguita non viene dalla letteratura o dal cinema, ma dalla musica. Ho scoperto qualche tempo fa che in molti campi nazisti selezionavano dei prigionieri ebrei e li costringevano a suonare in un’orchestra; per i musicisti era solamente un modo per sopravvivere. Venivano costretti ad accogliere i nuovi arrivati con una serenata per tranquillizzarli, mentre quelli venivano messi in fila e condotti via, molti verso le camere a gas. Spesso suonavano Mozart. Mi sono chiesto che cosa deve aver provato un musicista che abbia suonato in circostanze così infernali e che adorasse Mozart come me, quali pensieri gli affiorarono alla mente quando si ritrovò a suonare Mozart anni dopo. Questa è stata la genesi della mia storia, questa e lo spettacolo di un bambino piccolo, una sera in piazza vicino al Ponte dell’Accademia a Venezia, seduto in pigiama sul suo triciclo, intento ad ascoltare un artista di strada. Stava lì completamente incantato dalla musica che per lui era paradisiaca, e così per me.”

Michael Morpurgo


Le parole di Michael Morpurgo, nella breve nota che precede, aiutano a intuire lo spessore tematico e il valore del dono che l’autore ci fa, con questo suo racconto.
L’arte, la musica - e la Shoah: un tema che è stato sviluppato in diverse opere, soprattutto filmiche, anche di recente - su tutti forse il pluripremiato, dolente e bellissimo film di Polanskj Il Pianista del 2002, preceduto di qualche anno, in chiave drammatica più leggera, da Train de vie - Un treno per vivere di Radu Mihaileanu (poi autore dello splendido Il concerto, 2009); ma anche, se vogliamo spostarci dalla musica all’arte del narrare, da La vita è bella di Benigni).
Morpurgo, con questo suo La domanda su Mozart, ci offre un trattamento di grande sensibilità e acutezza, ricco di stratificazioni di senso, che vogliamo oggi cercare di portare in scena. 

“Così cominciò la storia più triste e insieme la più lieta che abbia mai sentito” - dice a un certo punto il protagonista del racconto, accingendosi a riferire la storia dei propri genitori e del loro anziano mentore e amico Benjamin così come lui, bambino, ebbe modo di ascoltarla dalle loro labbra: “tutti musicisti, tutti ebrei, e tutti destinati alle camere a gas e allo sterminio come molti milioni di persone”; ma infine - “Un lieto fine!” - sopravvissuti, grazie all’estrema forza vitale che è propria dell’arte, della musica. Nell’oscurità del Male assoluto sopravvive una pulsione generatrice - visione del futuro, barlume di Bene, testardaggine di speranza - tramite l’arte.
“Quando la storia diventava troppo dolorosa, e accadde spesso, se la passavano dall’uno all’altro, e così la condivisero. “Una catena di memoria. Un rituale quasi eucaristico in cui la condivisione di un segreto doloroso diventa passaggio del testimone, per il bambino che, una volta adulto, sentirà di dover condividere lui stesso il segreto: affidare nuovamente il testimone alle generazioni più giovani. 
“Verità per verità” dice il padre, prima d’iniziare il proprio doloroso racconto: e in effetti, era stato proprio il bambino ad avere per primo il coraggio di rivelare il suo stesso privato segreto, di cercare Verità.
E’ in questa stessa ricerca di verità che ci siamo sentiti coinvolti, e in cui vorremmo a nostra volta coinvolgervi, con questa lettura-concerto. “Questa storia me l’ha raccontata una ragazza, un po’ più vecchia di voi ma molto più giovane di me… Si chiama Leslie e vive a Londra, fa la giornalista.”  - Così esordisce il narratore, in scena. Nella finzione del racconto è appunto Leslie a raccogliere, con un’intervista nella sua Venezia, il testimone da Paolo Levi, virtuoso violinista osannato in tutto il mondo; a cui lei sa di non poter porre, pena sicuro ostracismo, l’oscura domanda su Mozart…

“Verità per verità: la sincerità produce frutti a volte inaspettati. Toccherà ora a voi, Gentile Pubblico, cogliere quei frutti - raccogliere il testimone. Noi vi offriremo un racconto sincero e musica sincera -come quelle ballate klezmer, frammiste a Mozart o Vivaldi, che Paolo Levi, bambino, suonava per le strade di Venezia in compagnia dell’anziano Benjamin, suo maestro come già lo era stato dei suoi genitori. Perché “… la musica appartiene alle strade, non alle sale da concerto. Il suono ha bisogno di spazio per respirare, proprio come noi abbiamo bisogno dell’aria.” 
Respirate, dunque; e buon ascolto.”

Piergiorgio Gallicani 



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