Teatro delle Briciole
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TEATRO AL PARCO
`NA SPECIE DE CADAVERE LUNGHISSIMO
Biglietti esauriti per il secondo capitolo del dittico dedicato a Fabrizio Gifuni. La forza della parola di Pasolini intorno a temi che sono ancora nodi irrisolti della nostra identità. L’avvento della civiltà dei consumi, il ruolo della tv, la scomparsa della cultura contadina: il trionfo un nuovo potere che, secondo Pasolini, stava cambiando per sempre l’anima degli italiani.
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ANCORA POCHI BIGLIETTI SOLO ALLA LIBRERIA FELTRINELLI DI VIA REPUBBLICA A PARMA

TEATRO DELLE BRICIOLE SOLARES FONDAZIONE DELLE ARTI

presenta

`NA SPECIE DE CADAVERE LUNGHISSIMO
un`idea di Fabrizio Gifuni
materiali per una drammaturgia:
da Pier Paolo Pasolini
"Scritti Corsari", "Lettere Luterane", "Siamo tutti in pericolo"
(intervista di Furio Colombo a P.P.P. dell`1/11/1975),
"La nuova forma della meglio gioventù",
"Abbozzo di sceneggiatura per un film su San Paolo"
"Il Pecora" di Giorgio Somalvico

con Fabrizio Gifuni
disegno luci Cesare Accetta
regia Giuseppe Bertolucci

prima rappresentazione: 15 gennaio 2004

L`emergenza drammaturgica di quest`idea di spettacolo nasce dal desiderio di distillare sostanze linguistiche dai sapori apparentemente opposti: la prosa politica e polemica del Pasolini luterano e corsaro e gli endecasillabi inediti e sorprendenti di Giorgio Somalvico, che - in un romanesco crepitante e reinventato - costringe in metrica il delirio dell`omicida, in fuga da Ostia, in un`immaginaria scorribanda notturna alla guida dell`Alfa GT.
Il Teorema pasoliniano - genocidio culturale, imbarbarimento consumistico, uso strumentale dei media da parte del Nuovo Fascismo - si dispiega inesorabilmente in tutta la sua lucida disperazione, delineando - attimo dopo attimo - i connotati dell`assassino. Generandone i tratti identitari, le demotivazioni profonde, "pensandolo" quell`assassino, prima ancora di incontrarlo, in un vertiginoso (quanto involontario?) processo di invenzione.    
Quello a cui stiamo lavorando è una sorta di agone tragico (inteso come scontro, ma anche come agonia) tra un Padre e un Figlio, vissuto in scena da un solo corpo e da una sola voce che de-genera, senza soluzione di continuità, da vittima a carnefice, da Dottor Jekyll a Mister Hyde, in una reazione a catena culturale e linguistica tutta da sperimentare.
Come spesso accade, il monologo è un appuntamento. Tra un attore e il suo talento, tra un regista e un attore, tra la teatralità e l`affabulazione, tra lo spettatore pellegrino e l`eremita in preghiera nella grotta. E il luogo dell`appuntamento è, appunto, la grotta del testo, dove tutti troviamo un comune riparo alle intemperie e ai disagi del viaggio, ma anche l`unico luogo dove tutti - immobili, in ascolto - paradossalmente viviamo l`esperienza del viaggio.                             
Giuseppe Bertolucci
Fabrizio Gifuni
                                                        

Appunti per uno spettacolo

"Per Eraclito il mondo non è altro che un tessuto illusorio di contrari. Ogni coppia di contrari è un enigma, il cui scioglimento è l`unità, il Dio che vi sta dietro".
Continuo a trovare in queste parole qualcosa che si avvicina moltissimo a quel profondo senso di mistero che accoglie la vita, l`opera e la morte di Pier Paolo Pasolini.
Quando alcuni anni fa iniziavo a pensare all`idea di uno  spettacolo su Pasolini, è proprio in termini di opposizione che il mio istinto si muoveva : padre e figlio, natura e opera d`arte, vittima e carnefice, erano solo alcune delle antinomie che continuamente si affacciavano sul mio cammino. Ma anche il buio e la luce, la violenza e la mitezza, Dottor Jekyll e Mister Hyde.
Certo, l`urgenza politica era altrettanto forte: Così forte - in questi tempi bui - da rischiare di travolgere tutto. Il fiume si ingrossa pericolosamente e gli argini rischiano di rompersi. Ogni giorno che passa. C`era il desiderio di raccontare la tragedia pubblica e privata di un poeta che aveva visto scomparire in soli tre lustri il solo mondo in cui voleva riconoscersi. Il grido lacerante e disperato di un uomo che urlava nel deserto contro l`immoralità e la cecità del vecchio Potere che stava aprendo la strada all`avvento di un Nuovo Potere - di un nuovo fascismo - "il più potente e totalitario che ci sia mai stato." Ma anche la privatissima tragedia di chi, in virtù di quella stessa catastrofe politica e antropologica che vedeva abbattersi sull`Italia, non riconosceva più i "corpi" dei suoi amati ragazzi, che sembravano trasformarsi  - sotto i suoi occhi - da "simpatici malandrini" in "spettrali assassini". I suoi amati "riccetti" stavano cambiando maschera: dall`innocenza al crimine.
Ma quella frase, scritta da Giorgio Colli, nella sua Nascita della filosofia, proprio nel 1975, anno della morte del poeta di Casarsa, ma riferita al grande sapiente di Efeso, continuava come un ragno invisibile a tessere la sua tela.
E la lettura di Petrolio - un viaggio spericolato nell`ultimo dei labirinti - mi riportava ancora a quella linea d`ombra: Carlo di Polis e Carlo di Tetis, protagonisti nella scissione del romanzo incompiuto, tornavano a spaccare l`io. Come Paolo di Tarso. Come Paolo di Casarsa. Al centro del labirinto stava la bestia immonda. Ma non era che l`immagine dell`eroe riflessa allo specchio. Passato a una Nuova gioventù, Narciso, al termine di infinite danze, si inabissava nel suo specchio d`acqua.
"Io sono una viola e un ontano, lo scuro e il pallido della carne...", "io sono nero di amore, né Santo né Diavolo...", "io sono un prete e un uomo libero, due scuse per non vivere...".
La frantumazione e l`ossessione dell`identità tornavano a commuovermi.
"Noi siamo perciò una persona sola (la Dissociazione è la struttura delle
strutture: / lo sdoppiamento del personaggio in due personaggi / è la più grande delle invenzioni letterarie)"dice il poeta in Bestia da stile.
 "Il Dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame", dice Eraclito  in uno dei suoi frammenti.
Non mi restava che seguire il corso dell`acqua.
Fabrizio Gifuni
 
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