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Un percorso per imparare a stare vicini. Progetto tra teatro, danza e arte per bambini dai 3 an...
9 Aprile - 21:00 h.
TEATRO AL PARCO
CAINO E ABELE
Per adulti e bambini dai sette anni. La storia biblica si trasforma e si fa contemporanea. Caino e Abele sono due giovani breakers energici che guardano al mondo con occhi curiosi e braccia impazienti
Altre Lingue:     
9 aprile ore 21

CAINO E ABELE
di Manuela Capece e Davide Doro
con Emanuele Segre e Alberto Galluzzi
una produzione compagnia RODISIO/TAK Theater Liechtenstein
in collaborazione con Festival Resistere e Creare (Genova) /Fuori Luogo Auditorium Dialma 
Ruggiero (La Spezia)
un ringraziamento a Balletto Civile e Trickster-p
sèettacolo di danza per bambini a partire dai 7 anni

Questa storia antica, semplice e crudele ci serve, perché ritroviamo in questa storia lontana qualcosa di oggi.
La raccontiamo priva dei suoi aspetti religiosi, prendendo dalla Bibbia e dal Corano i passaggi fondamentali di un intreccio topico, per arrivare ad una narrazione simbolica e contemporanea.
Caino e Abele sono due ragazzi, come tutti i giovani sono forti e belli, pieni di entusiasmo ed energia. E come tutti i giovani devono ancora imparare tutto della vita, guardano il mondo con occhi curiosi e braccia impazienti, le loro gambe non si fermano mai. Ascoltano, guardano, sentono tutto, sentono il ritmo della terra, sentono il beat, Caino e Abele sono due giovani breakers.

Raccontiamo questa storia con la break dance, una danza di strada, una street dance che affonda le sue radici nella ribellione degli anni 70, che gioca con il ritmo, che mescola e ricrea stili differenti. 
La break dance è espressione libera, è un corpo giovane in una strada affollata. È un modo di ballare che rompe le regole e ne inventa di nuove, è la rappresentazione di una generazione, che passo dopo passo inventa una propria vita. È una danza terrena che racconta di stimoli e sospensioni. Si danza per cercare la massima elevazione, i breakers danzano sfidando l’asfalto.

Accostiamo a questa danza grezza molte parole, alcune domande, tantissime immagini.
Immagini di un’arte grezza e terrestre tanto quanto questa danza di strada.
Rubiamo all’Art Brut, all’arte primitiva e aborigena, alla street art, al graffitismo americano, europeo, sudamericano, alla Pop Art.
Tantissime immagini a tratti rozze e infantili, a tratti crude, ironiche e grottesche.
Da Carlo Zinelli all’arte grezza giapponese, da Basquiat a Yayoi Kusama.
Siamo alla ricerca di altre parole, di suggestioni, di immagini evocative che ci parlano di forti sentimenti.
Della nascita, dell’uomo, del rapporto con gli altri, con il mondo animale e la natura.
Opere molto diverse tra loro che ci aprono ad un immaginario ibrido.
A volte espressioni di spiriti sensibili, naif, fragili e appassionati.
Opere di deboli, esclusi, emarginati. 
Perdenti.


Questa storia racconta di un vincitore e di un perdente.
Caino e Abele si vogliono bene, perché sono fratelli, e come tutti i fratelli, giocano, combattono, si aiutano, spesso stanno da soli, ma poi si guardano, ridono e tornano vicini.
Poi, come nella vita di tutti, arriva il giorno di una prova, una sfida, forse un rito che segna il loro passaggio all’età adulta.
Vince Abele, Caino perde.
Caino perde e non riesce ad accettare la sconfitta perché chi perde è sconfitto, chi perde è il debole, l’escluso.
Caino ha paura.
E così, la prima cosa che Caino pensa è uccidere il fratello.
E lo fa.
Compie un’azione violenta e irrimediabile e si dispera per sempre.

Questa storia ci serve perché ci fa ricordare.
E perché ci permette di parlare di questo nostro mondo oggi che continua a non saper perdere, che non vuole perdere mai.
La sconfitta non è ammessa, la paura nemmeno.
E lo devi imparare subito, fin da piccolo.
La violenza di oggi è quella di quel tempo lontano.
Il perdente è escluso.
La risposta deve essere sempre violenta.
Perché?
Non ci sono altre possibilità?
Altre soluzioni?

Caino e Abele sono due giovani d’oggi. Sono fragili e spavaldi, coltivano il culto del sé, non sanno cosa sia il valore dell’altro da sé, forse nessuno glielo ha insegnato. Devono obbedire solo a loro stessi, crescono alla ricerca della propria espressione migliore, che sia unica e invincibile. Il mondo intorno riflette la loro immagine ed è per questo che hanno bisogno del riconoscimento della propria individualità. 
Quando Caino perde, è il tutto intorno a lui che perde, crolla, si distorce e muore. Non c’è altro che Caino sconfitto. L’immagine di un perdente ha preso il posto dell’immagine che c’era prima, e non potrà più tornare perché Caino è adesso. Adesso è per sempre, il tempo è solo un presente infinito, il futuro non esiste. 

Questa storia ci serve per fare domande, tante domande ai bambini, perché sappiamo che loro possono darci risposte nuove e sorprendenti. Ne siamo sicuri.

Ci serve per parlare di amore fraterno, di quanto si può imparare da una sconfitta, di nuove possibilità da trovare, di crescita, di cosa vuol dire vivere insieme, essere insieme.
E forse un po’ anche di pace.

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