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11 Ottobre - 21:15 h.
SPIRA MIRABILIS
Dopo il successo della proiezione con il pubblico e il matinée con gli studenti, martedì 11 ottobre alle 21.15 torna la prima visione del documentario di Massimo D`Anolfi e Martina Parenti
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Perché crediamo che assistere alla proiezione di Spira Mirabilis (martedì 11 ottobre alle 21.15) sia un atto di resistenza in favore del cinema e del pubblico stesso

togliamo da questo discorso il fatto che Massimo D`Anolfi e Martina Parenti sono venuti a fare una bellissima presentazione all`Edison e che hanno incontrato anche i ragazzi delle scuole superiori. Pensiamo un attimo al film, alla sua purezza, alla semplicità con cui entra - senza intellettualismi - negli occhi dello spettatore. Ci hanno detto “che coraggio a proiettarlo”, “ma verrà gente a vederlo?”, “ma lo proiettate alle scuole?”, ecc. sì, e nonostante la fama di complessità e incomprensibilità siamo convinti che ci sarà tanta gente anche questa sera, perché la curiosità, l`impegno e la fiducia sono tra le cose più belle che uno spettatore possa trovare lungo la strada del cinema. Ma ora ricostruiamo il contorno del film grazie a un estratto di quanto ne ha scritto Alessandro Stellino sul sito filmidee.it. non è breve ma leggetelo, ne vale la pena:

Conferenza stampa di Spira Mirabilis, Venezia (4/9/2016)

Gloria Satta de «Il Messaggero» chiede: «In un cinema che cerca affannosamente, faticosamente, con tutti i mezzi di recuperare spettatori, per voi il pensiero del pubblico che cosa rappresenta? Non pensate che sia un film per pochi, seppure molto bello?».

Risposta di Massimo D`Anolfi: «Per noi il pensiero del pubblico è fondamentale. Così fondamentale che più che al pubblico noi crediamo nelle persone. Crediamo nelle persone pensanti, nelle persone che hanno uno sguardo critico sulla realtà, e che non credono che il cinema sia un prodotto da confezionare e da vendere per compiacere gli spettatori. Noi non crediamo nel cinema che cerca l`identificazione con il pubblico. Quello lo crediamo un cinema bugiardo, un cinema poco coraggioso. Noi crediamo che le persone sono migliori di come vengono dipinte, spesso sono anche migliori dei giornalisti che raccontano il cinema, perché si crede sempre che le persone siano più ingenue e meno preparate di quello che sono. Invece noi crediamo che le persone siano molto più preparate di quanto ci vogliano far credere. E crediamo che i film siano negli occhi di chi li guarda».

Applauso.

Segue Fulvia Caprara di «La Stampa»: «Essere in concorso a Venezia, con un film, appunto, così, e soprattutto in un concorso che mai come quest`anno è anche pieno di film, invece, quelli proprio da pubblico, quello così con cui ve la prendevate poc`anzi... cioè, volevo capire se non può risultare un boomerang - e questa è la prima domanda, e la seconda: siccome bisogna accompagnarlo il pubblico verso questa esperienza, perché sicuramente ne ha bisogno: avete una frase che noi giornalisti, che abbiamo questo compito, potremmo usare per facilitare questo viaggio del pubblico?».

Silenzio, che si dovrebbe stendere come il famoso velo pietoso.

Chi scrive era presente a due delle proiezioni veneziane del film e può assicurare che non c`è stato alcun fuggi-fuggi dalla sala, in particolare in occasione della proiezione ufficiale in Sala Grande, dove avranno lasciato il posto a dir molto 50 persone su 1200. Che allora la campagna di boicottaggio nei confronti del film da parte del giornale torinese sia stata lanciata in risposta alla dichiarazione di D`Anolfi che - con un lampo di furia negli occhi, va detto - ha avuto il coraggio di dichiarare gli spettatori migliori dei giornalisti, o della maniera in cui questi li raffigurano? Probabile, stando anche alle voci di telefonate arrivate ai vertici della Rai da parte di inviperiti quotidianisti colpiti nell`amor proprio. Amen.

Spira Mirabilis farà la sua strada, negli occhi, nei cuori e negli animi di chi saprà sentirlo; i quotidiani continueranno la loro macabra danza intorno al campo da gioco, come le lugubri cheerleader in un famoso video dei Nirvana. Fino alla fine. Nel mentre, chi si occupa di cinema farebbe bene a pensare al cinema anziché al pubblico, perché pensare al pubblico significa pensare all`industria, e l`industria è capace di pensare benissimo a se stessa senza l`aiuto di chi dovrebbe metterla in discussione. Chi si occupa di cinema dovrebbe accettarne la diversità di forme che lo tiene in vita, e salvaguardarla, perché mettersi dalla parte del pubblico, e dell`industria, significa propagandare una medietà di intenti e di risultati contro la quale Pasolini si è evidentemente scagliato invano mezzo secolo fa. Per evitare di fare ammenda sulle sviste passate con altrettanti anni di distanza, e non passare alla storia come quelli che hanno stroncato L`occhio che uccide di Michael Powell, appoggiato il rimaneggiamento di Il disprezzo, messo al muro Cimino per I cancelli del cielo, gloriosamente di nuovo in sala proprio in questi giorni.

Pensateci: e se avessero ragione i registi? Non solo a fare i film che fanno - diritto sacrosanto che la maleducazione di domande ignoranti e pretestuose non può scalfire - ma a pensare che il pubblico sia più intelligente dei giornalisti? E se i giornali vendessero sempre meno perché sono più stupidi di chi li legge? E se fosse proprio questo il boomerang che la nostra stampa lancia contro se stessa non avendo più nessuno a cui parlare, nel divario che essa stessa ha contribuito a creare tra la propria voce e l`intelligenza di chi la legge?