Teatro delle Briciole
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Dal 17 al 30 Ottobre  - 21:15 h.
CINEMA EDISON D'ESSAI
LO SCONOSCIUTO DEL LAGO
In lingua originale con sottotitoli in italiano il film che ha vinto il premio per la migliore regia nella sezione Un certain regard del festival di Cannes. Un noir provocatorio su amore e morte in una comunità gay
Altre Lingue:     
17, 18, 19, 20, 23,24,25,26,27,30 ottobre ore 21.15
20 ottobre anche alle ore 18.30
Lunedì e martedì riposo
Cinema Edison d`essai

LO SCONOSCIUTO DEL LAGO
Regia:Alain Guiraudie 
Sceneggiatura:Alain Guiraudie 
Fotografia:Claire Mathon
Montaggio:Jean-Christophe Hym
Cast
Franck: Pierre Deladonchamps
Michel: Christophe Paou
Henri: Patrick Dassumçao
Eric: Mathieu Vervisch
l`ispettore: Jérôme Chappatte
l`uomo della sera del martedì: Gilbert Traina
Philippe: Emmanuel Daumas
il fidanzato di Eric: Sébastien Badachaoui
Gilles Guérin
Pascal Ramière: François-Renaud Labarthe

Titolo originale: L`Inconnu du lac
Anno: 2013
Nazione: Francia
Distribuzione: Teodora Film
Durata: 97 min
Genere: drammatico
v.o. con sottotitoli in italiano

Vietato ai minori di 18 anni

La riva di un lago, in estate, è il punto d’incontro della comunità gay in cerca di sesso occasionale. Tra i frequentatori più assidui c’è il giovane Franck, che presto si innamora dell’uomo più ambito della spiaggia, Michel. Anche quando scopre che Michel nasconde un segreto sconvolgente, Franck sceglie di affrontare il pericolo e vivere la sua passione fino in fondo…

LA CRITICA
Sulle rive di un lago del sud della Francia alcuni uomini si danno tacito appuntamento per nuotare, prendere il sole, fare sesso nel retrostante boschetto. La prima scena dello Sconosciuto del lago è l’inquadratura fissa della radura dove i frequentatori lasciano l’auto: tornerà identica, come un “establishing shot”, per rilocalizzare l’azione all’inizio di ogni fase importante del racconto. Franck, già habitué del luogo, vi conosce due nuovi ospiti: Henri, uomo non seducente ma che lo attrae per la sua malinconia e con il quale stabilisce un’amicizia senza sottintesi sessuali, e Michel, bello e misterioso, di cui s’innamora immediatamente. Fin qui la rappresentazione della comunità gay; che, malgrado l’etichetta di “film che ha scandalizzato Cannes”, non ha niente di scandaloso: senza alcuna intenzione provocatoria, il regista Alain Guiraudie la rappresenta come una specie di comunità utopica, un regno del sesso libero circoscritto e minimale dove regnano la gentilezza e l’armonia. E tuttavia, sotto queste apparenze, percepiamo come un’inquietudine, un presentimento che qualcosa di drammatico debba accadere. A un terzo del film, infatti, un giovane annega nel lago: quella che sembrava una versione gay di Pauline alla spiaggia di Eric Rohmer prende l’aspetto di un noir, prima di arrivare a un finale da thriller quasi-fantastico. Si sa, tuttavia, che se nel titolo compare un lago c’è di mezzo un delitto (“La donna nel lago” “La ragazza del lago”...). Un ispettore di polizia indaga su quello che sospetta essere un omicidio, concentrando la propria attenzione su Michel e Franck: il quale, invece di fuggire, sente crescere il desiderio per l’altro, malgrado Michel mostri un’inclinazione alla gelosia paranoica e se la prenda perfino con l’incolpevole Henri. È di uso comune che lo spettatore, quando è insoddisfatto di un film, lo definisca “lento”. Però quello di lentezza, al cinema, è un concetto relativo: anziché valere per tutti, dipende dalle necessità intrinseche del singolo film. Per Lo sconosciuto del lago la lentezza è un pregio. Il modo di filmare di Guiraudie, disarmante per precisione ed economia di linguaggio, è esattamente quel che occorre per far affiorare in superficie l’inquietudine di cui si diceva: già annunciata da alcuni segnali (il mitico pesce-siluro di cui Henri parla a Frank) ma che prende, via via, sempre più evidenza. La comunità di edonisti e nudisti, che si accoppiano disinvoltamente e ripetutamente, è in realtà una somma di solitudini lancinanti. Lo dimostrano, oltre al personaggio di Henri, il rifiuto di Michel a passare del tempo con Franck oltre a quello del sesso o le inquadrature dei nuotatori soli in mezzo al lago. Lo dimostra anche la (non) reazione alla sorte dell’annegato, la cui auto resta per giorni nel parcheggio senza che nessuno se ne avveda. Così che tutto (gli incontri casuali, il sesso promiscuo, il semplice fatto di riconoscere visi noti) appare meno doloroso del senso di solitudine che pervade i personaggi. Certo, qualcuno si limiterà a mettere l’accento sulle nudità e sulle scene di sesso esplicite (che il regista ha fatto “doppiare” da attori porno). Eppure il film di Guiraudie è un racconto dolente e a suo modo pudico che, sotto lo strato del “gay movie” (se mai ha un senso definire un film per il sesso dei suoi personaggi) e del thriller, ci parla soprattutto della solitudine di ciascuno: non importa se gay, etero o bi-sessuale.
ROBERTO NEPOTI, LA REPUBBLICA