LA REPUBBLICA DEI BAMBINI


Convinto dell’importanza di un confronto con esperienze teatrali differenti rispetto all’universo tradizionalmente definito “teatro-ragazzi”, nel 2010 il Teatro delle Briciole inaugura Nuovi sguardi per un pubblico giovane, un “cantiere produttivo” con cui si propone di affidare a gruppi della ricerca italiana il compito di creare uno spettacolo per bambini. Sono nati così Baby don’t cry, affidato a Babilonia Teatri (2010), La Repubblica dei bambini (Teatro Sotterraneo, 2011), Pop up, un fossile di cartone animato (I Sacchi di Sabbia, 2013), tre lavori che costituiscono il primo capitolo del cantiere. Il secondo capitolo, inaugurato nel 2015 con Play, affidato a Mirto Baliani, e Sherlock Holmes a CollettivO CineticO, si concluderà con Felice, affidato a Silvia Gribaudi.

LA REPUBBLICA DEI BAMBINI

età 7-10 anni

una produzione del TEATRO DELLE BRICIOLE

nell`ambito del cantiere NUOVI SGUARDI PER UN PUBBLICO GIOVANE 

regia affidata a Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Claudio Cirri, Daniele Villa (Teatro Sotterraneo)

con Daniele Bonaiuti/Andrea Corsi, Chiara Renzi

grafica Marco Smacchia
disegno luci Emiliano Curà

in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana

prima rappresentazione: 19 aprile 2011, Teatro al Parco di Parma

Esistono nel mondo alcune “nazioni in miniatura”. Piattaforme petrolifere abbandonate, isole o piccole porzioni di terraferma dove non vige alcuna giurisdizione o controllo politico-militare e dove alcuni soggetti, preso il controllo del territorio, hanno emanato proprie leggi, coniato una nuova moneta, strutturato proprie istituzioni e avviato rapporti con territori vicini. Qui l’esercizio di cittadinanza può ripartire da zero, porsi domande originarie sul fare società e rispondere con modalità inedite.

Si parte dalla scena teatrale come piattaforma vuota su cui costruire una micronazione. Due attori irrompono sulla scena e cominciano a progettare il loro paese in miniatura. Servono delle leggi. Servono dei luoghi. Servono delle cose. Si parte da zero, tutto è da costruire, liberi di costruirlo come vogliamo. La micronazione è una scena vuota, deserta, che lentamente si popola e riempie, magari anche degli stessi elementi che compongo il panorama teatrale (luci, musiche ecc) oppure di segnali che diano regole (cartelli, striscioni ecc) di modo che ai bambini sia dato vedere come da un vuoto si possa edificare una Polis. L’incognita è sul tipo di Polis.

In questo quadro il coinvolgimento diretto dei bambini pare un necessario rovesciamento. I bambini non dispongono solitamente di potere diretto. Sui bambini non gravano responsabilità. I bambini vivono in un mondo normativo, fatto di ordini, obblighi e divieti. È nella natura delle cose, che il vecchio guidi il fanciullo. E del resto il fanciullo non potrebbe decidere su cose di cui non ha ancora fatto esperienza. Nel costruire una nazione in miniatura proviamo a dotare i bambini di un potere inedito e fatto su misura. Sullo sfondo un piccolo luogo deserto in cui dar vita a una società, Robinson Crusoe ma anche il serial Lost, e naturalmente Il signore delle mosche di Golding.
Si tratta di una piccola Cosa Pubblica, si tratta di uno spettacolo teatrale dove la finzione è evidente perché è il motore dell’immaginazione, si tratta di un paese in miniatura che si spegnerà quando si spegneranno le luci che lo illuminano, ma al tempo stesso si tratta di una possibilità.