SCHOLÉ, O DEL LENTO TEMPO CHE FA DELL`UOMO LA CIVIL PERSONA


PROGETTO POLITOI, l’essere e il saper diventare cittadini autentici

SCHOLÉ

o del lento tempo che fa dell`uomo la civil persona
testo e regia Letizia Quintavalla, Bruno Stori
con Agnese Scotti, Bruno Stori
età 11-16 anni

prima rappresentazione: 5 giugno 2010, Festival Metamorfosi, San Giuliano a Mare (Pisa)

Il Progetto `Politoi, l’essere o il divenire cittadini autentici`, attraverso spettacoli come I Grandi Dittatori e Siamo qui riuniti o della democrazia imperfetta, ha esplorato il tema della politica in senso alto, con il rigore della ricerca storica e la profonda leggerezza del riso e dell’ironia. Questo percorso di teatro serio, ma non serioso, è continuato attraverso due produzioni dedicate alla Conoscenza e alla Scuola, intese come pre-condizioni fondamentali per una società democratica: I Saputoni o lo stupore del conoscere per bambini dai tre ai sei anni e Scholé per ragazzi dagli undici ai sedici anni, nuovo spettacolo che mette al centro la relazione circolare tra insegnare e imparare, tra Allievo e Maestro.
Il termine scholé in greco significa riposo, quiete, tempo libero. La scuola degli antichi era quel tempo libero dalla preparazione atletica e dalla guerra, nel quale ci si dedicava alla conoscenza di poesia, musica e matematica. L’opera da realizzare e da portare a compimento siamo noi stessi: un “ozio” per renderci migliori.
Ecco dunque la storia di un maestro che considera il suo allievo competente: non un contenitore da riempire, ma un sapere da liberare. Le fasi di apprendimento dell’Allievo sono forzatamente accelerate nel tempo concentrato dello spettacolo: la vita di A, così si chiama l’Allievo, potrebbe andare poeticamente dai sei ai sedici anni. Un esserino buffo che cresce, si trasforma ed infine se ne va infervorato, lasciando la scuola dell’obbligo, dopo aver percorso un viaggio che si snoda tra sapere, persona e cittadinanza e giungendo a disegnare la scuola della nostra Costituzione attraverso il vero significato dell’educare.
Nello spettacolo c’è una consapevolezza di fondo in merito alla situazione attuale della scuola e vi si fa cenno con sottile ironia: le ore di scuola che calano, le nozioni che si memorizzano e non si vivono, gli alunni in classe che aumentano, l’attacco alla scuola pubblica e il processo di privatizzazione… Ma lo spettacolo è soprattutto storia di crescita e formazione: di un Maestro e di un Allievo che, mettendosi in relazione, si trasformano reciprocamente e divengono consapevoli della dimensione sociale e collettiva del sapere e del valore della condivisione.