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FANGO
Il Teatro delle Briciole riallestisce lo spettacolo ispirato al Macbeth di Shakespeare, nell’ambito del Festival Verdi.
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Dentro un’arena dominata dal fango, simbolo dell’ossessione del potere, Giuseppe Verdi incontra Shakespeare nel dramma che il Cigno di Busseto volle rileggere in una delle sue opere liriche più tragiche. Succede in Fango, una produzione del Teatro delle Briciole ispirata al Macbeth che sarà straordinariamente riallestita nell’ambito del Festival Verdi.


E al più grande drammaturgo di sempre il Teatro delle Briciole dedicherà il 24 ottobre anche la “Notte Shakespeare in tre mosse”, una maratona spettacolare in cui, a quella firmata da Letizia Quintavalla, si intreccerà una versione del Macbeth per burattini, mescolata con la commedia dell`arte e diretta Gigio Brunello, e.un’altra produzione del Teatro delle Briciole, ispirata all’Otello.


Fango, diretto da Letizia Quintavalla, che ne firma anche la drammaturgia con Bruno Stori, Jean-Pierre Ostende e Gianfranco Tondini, racconta non una storia, ma un clima: il teatro è il luogo dove si concretizzano atmosfere e metafore, un clima appunto nel quale ci si immerge fino al collo per uscirne cambiati “…per imparare a leggere sulla faccia ciò che la mente costruisce.”

Il fango è l’elemento materico che riassume il clima di tale favola macabra dove per un po’ il potere vince. Il tema affrontato è appunto quello del delirio del potere e del rapporto che l’individuo ha con esso.


Le musiche di Verdi, rubate alla loro collocazione da Alessandro Nidi e affidate alla voce potente di Bernardo Lanzetti, già cantante della Pfm, portano con sé l’amarezza ironica del delitto senza attenuanti, la sfinitezza del dolore collettivo del coro “patria oppressa”, l’aria quasi da circo di seconda categoria della “marcetta del re” o della “danza delle streghe”.

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Nell`ambito del FESTIVAL VERDI 2009 IN PROSA


Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti

Fango

liberamente ispirato  al “Macbeth” di W. Shakespeare


drammaturgia  Bruno Stori, Gianfranco Tondini, Jean-Pierre Ostende, Letizia Quintavalla

regia e scene Letizia Quintavalla

con Salvatore Arena, Paola Crecchi, Claudio Guain

cantante Bernardo Lanzetti

musiche Giuseppe Verdi

rielaborazione e musiche originali  Alessandro Nidi


“Come va il mondo ora, signore?”   -“Perché, non lo vedete?”

Nessuno si può astenere dal vedere come va il proprio mondo.

A nessuno, giovane o vecchio, è permesso di chiudere gli occhi alla coscienza.

Il “Macbeth” di Shakespeare è un testo che propone concetti validi fino a noi e ai nostri tempi, tempi assatanati di potere .

La scena politica come teatro sanguinario. Macellai e rispettive signore alla ricerca di “corona e potere”. Ambiziosi senza fondo che precipitano nel delitto in un castello degli orrori.

In “Fango” un piccolo manipolo di scozzesi da nulla rievocano con foga e senza pietà la storia dei Macbeth, incubo dall’atmosfera melmosa, storia dura e piena di solitudine. L’unico a provare pietà per Macbeth è Shakespeare, che scrive per lui fra i più bei monologhi della storia del teatro.

Shakespeare: macchina sensoriale che, imponendo alla regia suggestioni visive e sonore, si presta a diventare un teatro di montaggio. I testi scritti appositamente per “Fango” si sovrappongono al grande testo di Shakespeare e alle musiche di Verdi, estendendoli fino a riraccontare certi nodi drammaturgici anche più volte. Le musiche di Verdi, rubate alla loro collocazione e spostate, portano con sé l’amarezza ironica del delitto senza attenuanti, la sfinitezza del dolore collettivo del coro “patria oppressa”, l’aria quasi da circo di seconda categoria della “marcetta del re” o della “danza delle streghe”.

Ogni scena viene interpretata come un’alterazione.

Follia e possessione in un’alternanza di sfogo e perdita.

Un incubo con ossessioni che riaffiorano in ciascuno dei quattro personaggi, che sono stati…contagiati dal “Macbeth”.

Letizia Quintavalla 


Uccidere il sonno

Chi è sopravvissuto a esperienze di violenza estrema perde il sonno.“Macbeth ha ucciso il sonno. Non dormirai  più.”

Perdere il sonno conduce alla morte o quantomeno a vivere un doloroso stato di dormiveglia estenuante, cosicché la vita diventa un incubo continuo, popolato dagli stessi orrori che si vorrebbero dimenticare. Macbeth non c’è più, la sua testa mozzata campeggia sulla lancia del vincitore. Finito. Ora tutto può tornare alla normalità. Da un’altra parte forse, ma  non lì, non nel suo castello. I luoghi che hanno conosciuto l’abominio non si puliscono più, in quei luoghi si cammina in un fango perenne. E in quel fango il portinaio del castello che tutto vide, “si agita e strepita come un idiota per un’ora” con un Macbeth nello stomaco che non va né su  né giù, che gli brucia in gola e non lo fa più dormire. 

Bruno Stori


La greve atmosfera dissennata e l’oscura chiarezza

Quando ho incominciato a scrivere la parte delle streghe, ignoravo quale forma avrebbero avuto in questo spettacolo. Solo dopo la seconda o terza stesura, fui informato che una sola attrice le avrebbe rappresentate contemporaneamente tutte e tre.

Fu il primo barlume di luce. Un dialogo a tre per un solo personaggio può essere il monologo di un pazzo, ma parlando invece delle streghe, comporta l’esistenza di una natura complessa e di misteriose forze dell’ignoto. Sapevo dunque come avrebbero dovuto parlare e in genere questo basta e avanza per un buon inizio. Ma la forma che andavo creando attraverso le sobrie indicazioni di regia, si sviluppava in un contesto di penombra, in cui non riuscivo a vedere alcun insieme.

Non avevo mai scritto nulla in simili condizioni di nebbia.

Solo dopo, al suo diradarsi, ho potuto comprendere ed apprezzare il lavoro degli altri, quello architettonico di Letizia, ed anche il mio. Questo per dire di come il mistero, la greve atmosfera dissennata e l’oscura chiarezza di questo spettacolo abbia colto me, prima di voi.

Gianfranco Tondini 


The bad guy we love to hate

Le streghe sanno che Macbeth è come un fratello del male, sanno che lui rappresenta il cattivo che ognuno sogna di odiare… e di cui ciascuno a bisogno.

Le streghe sono di quelle che amano la forma e anche Macbeth. Non vuole un messaggio troppo chiaro, vuole la magia, vuole sognare. Vuole delle immagini, vuole del cinema e delle apparizioni. Vuole essere appagato, vuole la favola, vuole il racconto. Macbeth è un grande bambino nel mezzo della landa.

Perché i potenti o i despoti sono superstiziosi ? La superstizione viene da superstare, cioè ‘tenersi sopra’.  I dittatori vogliono diventare delle “superstar”. Dal latino superstare, deriva superstizione. C’è un legame tra il desiderio di essere una “superstar” e la superstizione. Come parlerei oggi di potere a dei ragazzi ? Credo che non si possa parlare di potere, ma parlare delle cose che hanno a che vedere con il potere: le immagini, per esempio. Il potere è quello che si vede di più e quello che si vede di meno, perché ha a che fare con il visibile e l’invisibile. I dittatori hanno bisogno di immagini che li rassicurino.

I dittatori oggi hanno bisogno della televisione o…di vietarla. Per mostrare il mostro deve vedere - per essere mostro il mostro deve essere mostrato / dunque visto.

Jean - Pierre Ostende


Fango sulla voce

Nell’atmosfera fangosa di questo Macbeth, una voce canta l’orrore, la follia, la vanità. In solitudine timbra  sonorità maschili e femminili, ricordando le violenze e le paure di Macbeth e le ambizioni e la ricerca sfrenata del potere di una Lady che vuole “essere RE”. Una voce dura, che esce dal fango, ma che arriva limpida, precisa e pericolosa come una lama di una spada. Un canto che vuole reinterpretare le note dell’opera verdiana con grande rispetto e umiltà, ma che vuole urlare con forza e senza pietà una storia di sangue. Non c’è mai ironia in questa voce; né quando istiga alla violenza, né quando diventa femminile assumendo un carattere ancor più pericoloso, fino a diventare dolorosamente straziante quando intona insieme al coro “patria oppressa”. Forse vuole essere un tentativo d’alterazione della realtà verdiana, già così netta e grande. Un timbro che diventa interpretazione, un incontro straordinario con un cantante che si mette alla prova di fronte ad una partitura immensamente importante, con la speranza ed il desiderio di riuscire a fare in modo che questo Macbeth, questo Fango, ci possa toccare da ancor più vicino. 

Alessandro Nidi




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