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3 Dicembre
MONICELLI, BERNARDO BERTOLUCCI E SOLARES
Bernardo Bertolucci sull`addio di Monicelli e un ricordo di Andrea Palazzino, docente di storia del cinema e collaboratore di Solares (Foto inedita di Arturo Delle Donne)
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Pubblichiamo un intervento sulla scomparsa di Mario Monicelli firmato da Bernardo Bertolucci e apparso su Repubblica. Di Bertolucci Solares sta curando la produzione di una mostra fotografica che sarà inaugurata a New York il 16 dicembre e accompagnerà una retrospettiva a lui dedicata dal MoMa, organizzata da CineCittà Luce.

Pubblichiamo anche un ricordo inedito di Andrea Palazzino, docente di cinema e collaboratore di Solares, che ha conosciuto e intervistato in più occasioni Monicelli.

La foto (anch`essa inedita) è di Arturo Delle Donne



IL SUO GESTO È UNA DENUNCIA
Repubblica - 2 dicembre 2010

MONICELLI ha compiuto un gesto vitale, quasi festoso. Negli ultimi anni si
era politicizzato, a tempo pieno, come uno studente, ma più coraggioso. Con
il suo suicidio ha voluto dirci che in Italia l` eutanasia è proibita anche
per chi, a 95 anni, scheletrico, con un tumore terminale, senza più forze,
si è stufato e vuole chiudere. Cosi lui si è buttato dal quinto piano per
(di)mostrare "spettacolarmente" a tutti noi la sua decisione di un`
eutanasia laica. Mi domando se aveva visto "Vieni via con me" con Englaro e
la Welby. La brutalità del suo gesto, la sua scontrosità, il sangue e la
materia cerebrale sull` asfalto, sono tra le cose che mi sono mancate di più
nel programma sull`eutanasia di Fazio e Saviano, scrittore e uomo che
ammiro moltissimo. Voglio ricordare insieme la sua modestia e la sua
cattiveria. Un giorno lo presentai a Mark Peploe. "Mark, lui è il grande
Monicelli". Lui mi rispose: "Attento Bernardo, queste sono parole che
diminuiscono".
Bernardo Bertolucci

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Mario Monicelli, quando la comicità disvela la realtà

di Andrea Palazzino

Ho conosciuto tante volte Mario Monicelli. Il primo film in assoluto di cui ho un ricordo vivido è "Brancaleone alle crociate", nel 1970. in particolare ricordo il duello all`arma bianca in mezzo al deserto tra Brancaleone (Vittorio Gassman) e la Morte.
Io avevo circa quattro, cinque anni, ma rimasi fortemente impressionato da quello strano modo di parlare e dal leitmotiv della colonna sonora, che ho sentito e risentito tante e tante volte con il mio mangiadischi. Non capivo bene tutto, ma in mezzo a quella parodia acida e dissacrante del Medioevo, istintivamente, come può fare un bambino, sentivo una forza epica incredibile!
Ho conosciuto Monicelli quando un po` più grande, sempre al cinema, ho visto "Amici miei" con mio padre. Fu uno dei film più amati da lui e, conoscendo il suo piacere nel "far baracca" con gli amici, ho sempre immaginato che potesse essere il sesto di quella combriccola.
Ho conosciuto meglio Monicelli quando da giovane studente del DAMS a Bologna ho cominciato ad analizzare e capire i suoi film, di quanto potessero raccontare e descrive di come siamo fatti noi italiani. Film come "La grande Guerra" o "I compagni" dovrebbero diventare "testi scolastici" di storia obbligatori in tutte le scuole pubbliche della repubblica.
In me, ho ringraziato più volte Monicelli e gli altri grandi registi e attori della Commedia all`italiana, per le lunghe serate a ridere e a ripetere con gli amici le battute esilaranti ed acute che come preziosi bottoni di un bel vestito hanno cucito nei loro film.
Ho conosciuto veramente Mario Monicelli nel 2004. A novant`anni doveva venire a Parma per una serata al Cinema Edison e aveva bisogno di essere accompagnato da Roma a Parma.
C`era bisogno che qualcuno lo andasse a prendere. Beh... non me lo sono fatto ridire due volte!
Un viaggio in treno con lui. L`occasione era troppo ghiotta per non chiedergli un`intervista.
Sapevo del suo carattere burbero e scontroso e mi sentivo come un povero maestro di campagna, io insegno cinema al liceo d`arte "Toschi" di Parma, di fronte al "Maestro" del cinema italiano. Definizione che lui detestava.
Ebbene, mi apparve subito una persona disponibile, lucida, inesauribile. Mi fece un`intervista che ogni giornalista che si interessa di cinema avrebbe voluto avere. Parlammo dei suoi film, di Pasolini, del fascismo e del secondo dopoguerra, dell`Italia, del femminismo, di suo padre suicida e di come conobbe Walt Disney nella villa di Arnoldo Mondadori, dei suoi scontri televisivi con Nanni Moretti. Insomma, parlammo di tutto.
Devo dire che se le tutte le persone burbere fossero così, il mondo sarebbe molto più giusto e pacifico.
Sicuramente poteva essere uno ruvido, perché era un`amante della schiettezza e della ricerca della verità. "L`ironia è come un bisturi chirurgico - diceva -, va in profondità, opera nel tessuto della vita". Questo ha cercato di fare nei suoi film e per questo credo che dobbiamo tutti ringraziarlo.
È stato un uomo coraggioso, il coraggio non dello spericolato, ma di un uomo che ha saputo porsi le "grandi" domande, quelle che ci fanno paura. Le ha poste nel suo modo disincantato a volte apparentemente cinico, ma sempre con grande rispetto di chi stava mettendo in scena. Dai disgraziati dei"Soliti ignoti" o di "Risate di gioia", al padre diventato mostro di "Un borghese piccolo, piccolo". Il tema della morte non gli ha mai fatto paura. Quanta dignità ritrovata, a loro modo, nella morte dei soldati "Iacovacci" e "Busacca", rispettivamente Sordi e Gassman, che possiamo vedere nel finale della "Grande Guerra". Quanta malinconia, ma quanta accettazione della morte come parte della vita c`è in "Amici miei".
Ho intervistato e rivisto Monicelli altre volte, ma la mia percezione dell`uomo e dell`artista è rimasta sempre la stessa.
Un uomo che ha sempre guardato in faccia la vita e, a volte, anche l`abisso che ci portiamo dentro.