Teatro delle Briciole
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Un percorso per imparare a stare vicini. Progetto tra teatro, danza e arte per bambini dai 3 an...
18 Febbraio - 21:00 h.
TEATRO AL PARCO
THE END
Jim Morrison e De Andrè, Tenco e Morricone. Un impressionante presepe pop-rock di inizio millennio, uno spietato rap sul nostro rapporto (malato) con la morte e la vecchiaia. Dopo lo spettacolo, degustazione di vini e incontro della compagnia con il pubblico
Altre Lingue:     
THE END
di Valeria Raimondi e Enrico Castellani
con Valeria Raimondi, Enrico Castellani, Ilaria Dalle Donne, Luca Scotton
scene Babilonia Teatri/Gianni Volpe
luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton
costumi Babilonia Teatri/Franca Piccoli
organizzazione Alice Castellani
produzione Babilonia Teatri, CRT Centro di Ricerca per il Teatro
in collaborazione con Operaestate Festival Veneto e Santarcangelo 40
con il sostegno di Viva Opera CIrcus

Fin dalle sue prime apparizioni  Babilonia Teatri ha sorpreso tutti inventando un teatro “pop-rock”, qualcosa  che metteva in soffitta l’attore e il testo teatrale sostituendolo con immagini spiazzanti, martellanti litanie, flussi verbali ossessivamente iterati: un ‘blob’ visivo e sonoro con cui riusciva a scattare un’istantanea impressionante dell’Italia barbarica di oggi. Nel nuovo spettacolo, The end, il ‘campo’ della loro caustica fotografia del presente si allarga e mira ambiziosamente a catturare il tema dei temi, la parola impronunciabile, ciò di cui oggi, nell’epoca in cui la giovinezza eterna è il mostruoso sogno di tutti, nessuno deve parlare: the end, la fine.

Babilonia Teatri si  sono imposti clamorosamente all`attenzione del pubblico e della critica nazionale nel 2007 vincendo con  `Made in Italy` il Premio Scenario. Del 2010 è la consacrazione tra le compagnie italiane di maggiore spicco con la vittoria del Premio Vertigine e soprattutto del Premio Ubu, l`Oscar del teatro italiano, nella categoria `miglior novità italiana`.
 
Il Teatro delle Briciole ha seguito fin dall`inizio le tappe del percorso artistico di Babilonia Teatri, di cui ha anche prodotto uno spettacolo, rivolto al pubblico giovane, `Baby don`t cry`. Di Babilonia Teatri ha promosso la conoscenza a Parma, dove gli artisti veronesi si sono esibiti più volte nel corso delle ultime stagioni di teatro contemporaneo che hanno avuto luogo al Teatro al Parco. 

GUARDA IL VIDEO DELLA PRIMA FASE DI LAVORO DELLO SPETTACOLO
 
VAI AL SITO DI BABILONIA TEATRI
 
DEGUSTAZIONE E INCONTRO DEGLI ARTISTI CON IL PUBBLICO  
Dopo lo spettacolo la Compagnia Babilonia Teatri incontra il pubblico. Conduce l`incontro Roberta Gandolfi, docente di storia del teatro contemporaneo, con la partecipazione degli studenti del Dipartimento dei Beni Culturali e dello spettacolo dell`Università di Parma.
Durante l`incontro, degustazione di vini offerta da Cantine e Vigneti Dall`Asta.

***

"Bravissima Valeria Raimondi: incongruamente vestita di lustrini, è una feroce Pizia della periferia veronese, una Pizia con le stimmate che impugna la pistola e sfoggia con irridente nostalgia un`enorme cometa da presepe".
Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore

"Valeria Raimondi, presenza scenica formidabile, officia un rito profano all`ombra di un cristo in croce con le teste mozzate del bue e dell`asinello: una natività al contrario che ferisce e commuove prima di un finale memorabile in cui la vita ricompare in un`immagine di struggente bellezza"
Sara Chiappori, La Repubblica

"Valeria Raimondi invoca una naturalezza, una pietà, una compassione perse ormai e anche la poesia non è consolatoria ma parte di un magma di dolore".
Magda Poli, Corriere della Sera


Oggi la morte non esiste. Non se ne parla. Non la si affronta, né la si nomina. È un tabù.
La morte viene occultata, nascosta. La consideriamo come qualcosa che non fa parte della vita.
La religione cattolica ha le sue responsabilità, ma il nostro modello e stile di vita sposa perfettamente la volontà di rimuovere la questione. Nel momento in cui ci troviamo a diretto contatto con la morte tornano a galla in modo dirompente le nostre paure. Il buon senso o senso comune non servono più a nulla. Non basta sapere che la vita ha un ciclo, che i propri genitori invecchiano, che ammalarsi è possibile. Non basta neanche la visione consolatoria che la religione ci offre. La morte rimane tale. Uno spettro scuro di cui abbiamo infinitamente paura. In modo estremamente tragico. In modo estremamente comico.
Oggi invecchiare come ammalarsi non è consentito. Il mito dell`eterna giovinezza dilaga. Ci stiamo trasformando in un mondo di Dorian Gray. Vecchi e malati vivono separati dal resto della popolazione. Le parti deboli, d`intralcio o pericolose hanno un luogo a loro deputato in cui stare. Anche i morti per definizione vivono separati dai vivi. Siamo consapevoli che non sempre è stato così, ma per noi oggi è un dato di fatto.
Ci guardiamo e proviamo a fotografarci. A interrogarci sulle ragioni che ci portano a vivere la morte come un corpo estraneo. Violento. Traumatico. Un evento con cui non convivere e non riconciliarci. Di sicuro vedere un corpo morto per la prima volta a vent`anni è diverso da averlo sempre visto. Vedere un animale morire. Ucciderlo. È diverso da trovarlo sezionato e confezionato. Incontrare la morte quotidianamente oggi è un eccezione. Ma la regola continua a volerci mortali.
Il modo in cui viene affrontata e trattata la morte oggi è profondamente bruciante e carico di contraddizioni. È una combustione lenta e sotterranea, forse per questo più dolorosa e non cicatrizzabile. Ogni tanto riesce a zampillare all`esterno prima di tornare a scorrere sotto traccia. Coperta da una cenere che non è mai in grado di spegnerla. Ma che si ostina a relegarla nell`alveo di un individualismo che nega una sua elaborazione collettiva.
 
 
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