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FORMAZIONE
STATI TEATRALI
Laboratori di pratica teatrale a cura di Elisa Cuppini e Savino Paparella
31 Marzo - 16:30 h.
TEATRO AL PARCO
GIANNI E IL GIGANTE
Terzo capitolo della trilogia Storie sulle spalle, di cui riprende il meccanismo dell’abito “magico” che contiene tutti gli elementi dello spettacolo, Gianni e il gigante racconta un altro archetipo della paura, l’orco che mangia i bambini. Ad affrontarlo è un ragazzo, alle prese con una sfida avvincente tra forza e astuzia.

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IMPERTINENTE 
Festival di teatro di figura - sesta edizione

31 marzo ore 16.30
Teatro delle Briciole
GIANNI E IL GIGANTE
ideazione e regia Emanuela Dall’aglio
collaborazione artistica Mirto Baliani
con Emanuela Dall’aglio
e la partecipazione di Veronica Pastorino
costumi e oggetti di scena Emanuela Dall’aglio
con la collaborazione di Veronica Pastorino
musiche e suoni Mirto Baliani
ideazione luci Emiliano Curà
assistente alla produzione Jessica Graiani

dai 4 anni

Dopo il lupo di Rosso Cappuccetto, la strega di Gretel e Hänsel, un altro archetipo della paura è l’orco, il gigante che mangia i bambini, per fortuna mai troppo intelligente, ma dotato di incredibile forza fisica.  Il protagonista sarà questa volta un ragazzo che si troverà da solo ad affrontare il gigante. I due dovranno superare una serie di prove create o dall’uno o dall’altro, una sorta di gara tra forza e astuzia che appartengono ad una delle strutture generative della fiaba orale.
Il terzo capitolo di questa operazione costituisce così la possibilità di realizzare un repertorio unitario dal punto vista tematico e dell’apparato scenico. 
Come un libro mantiene la sua forma cambiando ogni volta il contenuto, così l’abito storia conserva la sua struttura, trovando di volta in volta invenzioni e soluzioni visive diverse, ma sempre legate alla figura del narratore. Nella fiaba iniziatica, il protagonista bambino, invece di andare a scuola come i ragazzi di oggi, va a bottega da un sarto per imparare il mestiere come accadeva una volta, ad accomunarli c’è però lo stesso scarso entusiasmo e il sogno di avventura. Un mattino, orgoglioso della sua destrezza nell’uccidere ben 7 mosche in un colpo solo si costruisce una cintura con sopra scritto “sette in un colpo”ed entusiasta della sua “divisa” decide di prendersi un meritato giorno di vacanza. Nella strada per tornare a casa incontra un gigante che, come tutti giganti se lo vuole mangiare. Comincia così un gioco, dove il bambino tra la paura e il coraggio dell’inesperienza, distrarrà il gigante o forse i giganti, dal loro intento divoratore con trucchi, scommesse, prove di forza e d’astuzia, che gli consentiranno di sconfiggerli per sempre e di tornare a casa dalla mamma.
Nuovi reperti del R.R.F.O. verranno mostrati al pubblico, per conoscere i segreti della favola e vivere direttamente alcuni momenti cardine della storia. Lo strofinaccio cattura-mosche, la cintura da super eroe, il “sasso” da stritolare, un bottone di gigante…

PROGETTO STORIE SULLE SPALLE 
Utilizzando i caratteri espressivi del teatro di figura, la trilogia di Emanuela Dall’aglio, Storie sulle spalle, avvicina tre fiabe classiche trasferendole ognuna in un particolare congegno, un costume che porta in sé tutti gli elementi della fiaba. La scenografia, i personaggi, l’attrice, che è insieme animatrice e personaggio, abitano dentro un manufatto vivente e agente da cui escono al momento opportuno, e che mantiene allo stesso tempo la sua fisionomia e la sua funzione di abito. Questo progetto racconta fiabe classiche nelle quali si combattono paure ancestrali dei bambini: la paura del lupo, quella della strega. Raccontare fiabe classiche dà origine in questo progetto alla realizzazione di un museo di oggetti, d’icone, di elementi recuperati dalla storia stessa. Il pubblico li tocca, li conosce e ciò gli permette, durante il racconto, di immaginare e ritrovare l`oggetto citato, con la chiarezza di chi l`ha visto e ne ha conosciuto la storia e le funzioni.  Il museo dei reperti di favola del RRFO, Recupero Reperti Fiabe Originali, si arricchisce ad ogni spettacolo di nuovi oggetti, fino a diventare esso stesso una Wunderkammer della fiaba.



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