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31 Gennaio
RETROSPETTIVA SERGEI LOZNITSA
Dopo il tutto esaurito per l`incontro con il regista ucraino abbiamo in programma ancora due proiezioni: MY JOY (martedì 31 gennaio) e IN THE FOG (giovedì 2 febbraio)
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Di fronte a quell`abisso colmato dalla piattezza di una contemporaneità impropria, Sergei Loznitsa si chiede: perché le persone ci vanno? Che cosa stanno cercando? Il regista ucraino entra con la sua macchina da presa - inquadrature fisse, in bianco e nero - nel campo di concentramento di Sachsenhausen, vicino a Berlino, e filma il flusso di turisti senza aggiunge un solo commento al suo documentario “Austerlitz”, senza trarne riflessioni morali. Non c`è introduzione, non c`è conclusione. Cosa vediamo? Scolaresche che bivaccano vicino al filo spinato, gente in posa nei forni crematori e famiglie con il bastone da selfie davanti al cancello d`entrata con la scritta “Il lavoro rende liberi”. E a quel punto, capiamo.

Da anni il cinema di Sergei Loznitsa si affaccia nella nostra vite senza che ne scorgiamo nitidamente i contorni. Primo autore dell`Ucraina ad arrivare al concorso di Cannes nel 2010 con il film “My Joy”, Loznitsa frequenta da allora stabilmente i grandi festival - clamoroso il successo di quest`anno a Venezia proprio con “Austerlitz” - gli vengono dedicate retrospettive in Italia (Trieste, Festival dei Popoli), ma i suoi lavori non trovano una distribuzione nel nostro paese. Grazie alla Lab80 e alla rete regionale di Fronte del Pubblico questo grande silenzio si spezza e Loznitsa partecipa ad una turnée a Bologna, Modena, Reggio Emilia, Rovereto e Parma, dove incontrerà il pubblico martedì 24 gennaio alle 21.15 al cinema Edison, in occasione di un`anteprima di “Austerlitz” per la città che avrà anche due repliche mattutine per le scuole superiori.

Un film che parla di campi di concentramento proprio nella settimana della Giornata della Memoria? In un periodo in cui le distribuzioni cercano di monetizzare persino questo tema con tanti titoli che affrontano il ricordo della Shoah, Loznitsa realizza un documentario in decisa controtendenza. “Austerlitz” ragiona indirettamente sul tema della memoria attraverso la sua celebrazione divenuta rituale, distratta e impersonale. Il suo mostrarci i turisti è un forte e muto atto morale che esprime dubbi e non palesa facili risposte. Durante la conferenza stampa alla Mostra di Venezia ne ha parlato così: «L’idea di fare questo film mi è venuta perché visitando questi luoghi ho sentito subito una sensazione sgradevole nel mio essere lì. Sentivo come se la mia stessa presenza fosse eticamente discutibile e avrei voluto davvero capire, attraverso il volto delle persone, degli altri visitatori, come ciò che guardavano si riflettesse sul loro stato d’animo. Ma non nascondo di esserne rimasto, alla fine, abbastanza perplesso».

A lasciarci sbigottiti non è vedere nel film le ragazzine vestite alla moda che lanciano uno sguardo dentro le celle per poi proseguire incuranti, gli adulti in bermuda in posa davanti ai pali delle fucilazioni o le donne a petto in fuori davanti alla macchina fotografica e al forno crematorio aperto. Quello che ci colpisce è proprio la mancata condanna di tutto questo, la tiepida normalità della cerimonia vacanziera, il silenzio. L`impossibilità della memoria - nella sua accezione storica e culturale più profonda - di sopravvivere ad un cellulare puntato.

Solares Fondazione delle Arti dedicherà a Loznitsa una personale concentrata in due settimane, sempre nello spazio del cinema Edison. Ad “Austerlitz” seguiranno il 26 gennaio “The Event” (incredibile documentario sul fallito colpo di tasto in Russia nel 1991), il 31 “My Joy” (road movie nella Russia contemporanea) e il 2 febbraio “In the Fog” (un dramma di guerra nella Bielorussa occupata dai nazisti). Tutti i film sono inediti e presentati nel formato originale con sottotitoli italiani, con biglietto ridotto a 3 euro per studenti delle scuole superiori e dell`università.