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Largo Otto Marzo, 9/a
43100 Parma (IT)
22 Aprile - 20:30 h.
CASA DELLA MUSICA
SONATE, FANTASIE E VARIAZIONI - PARTE I
Roberto Cominati protagonista del primo di tre concerti dedicati alla produzione mozartiana per pianoforte solo
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Casa della Musica
Martedì 22 aprile, ore 20.30

“Sonate, fantasie e variazioni” parte I
ROBERTO COMINATI, pianoforte
 
WOLFGANG AMADEUS MOZART
Sonata K.311 in re 
Allegro con spirito
Andante con espressione
Rondeau, allegro 

Sonata K.330 in do maggiore
Allegro moderato
Andante cantabile
Allegretto 
Variazioni K.455 in sol maggiore
Sonata K.331 in la maggiore
Andante grazioso
Minuetto 
Alla Turca. Allegretto 
Biglietti
Intero € 15, ridotto* € 13, Under 30 € 10
*Parlare(di)Musica, Over 60, Abbonati Cinema Edison, Abbonati stagione 2013/2014 del Teatro delle Briciole.
I biglietti sono in vendita a partire da un` ora e mezza prima dell`orario di inizio. Non si effettuano prenotazioni

Informazioni e Biglietteria:
Casa della Musica - 0521 031170 - [email protected] 
Solares Fondazione delle Arti: - 0521 967088 - [email protected]


ROBERTO COMINATI
All`indomani del suo recital al Festival di Salisburgo, così scriveva la “ Salzburger Nachrichten”: “...Inesauribili i suoi colpi sfumati quando esplora la preziosità di Debussy nella sua incantevole atmosfera di suono, affascinante la misura di calora e di fine tecnica nel Tombeau de Couperin di Ravel, memorabile la sua passionale freddezza nell`ondeggiante e poco profonda trasczione della Valse...” Nato a Napoli nel 1969, Roberto Cominati ha iniziato giovanissimo lo studio del pianoforte, partecipando già dal 1976, con i più alti riconoscimenti, ai più importanti concorsi pianistici italiani, e ottenendo a otto anni l`ammissione per meriti speciali al Conservatorio S. Pietro a Majella.  Ha studiato dal 1984 con Aldo Ciccolini all`Accademia Superiore di Musica “ Lorenzo Perosi” di Biella e dal 1989 con Franco Scala all`Accademia pianistica “ Incontri col Maetro “ di Imola. Vincitore del primo premio al concorso internazionale “Alfredo Casella” di Napoli nel 1991, nel 1993 si è imposto all`attenzione della critica e delle maggiori istituzioni concertistiche europee con il Primo premio al concorso internazionale “ Ferruccio Busoni”di Bolzano. Nel 1999 ha ottenuto il Prix Jacques Stehman del pubblico della RTFB e della TV5 France, nell`ambito del Concours Reine Elisabeth di Bruxelles. Ospite delle più importanti società concertistiche italiane e di istituzioni quali il Teatro alla Scala di Milano, il Comunale di Bologna, La Fenice di Venezia,  il Maggio Musicale Fiorentino, il San Carlo di Napoli,  l`Accademia di Santa Cecilia di Roma, L`Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, L`Accademia Chigiana di Siena e il Festival dei due Mondi di Spoleto, ha suonato al Thèâtre Châtelet di Parigi, al Kennedy Center di Washington, al Festival di Salisburgo, a Berlino, in Inghilterra, Giappone, Australia, Belgio, Olanda , Finlandia. Ha collaborato con molti celebri direttori d`orchestra, fra i quali Sir Simon Rattle,Andrey Boreyko, Leon Fleisher, Daniel Harding, Yuri Ahronovitch, David Robertson, Gabriele Ferro, Michele Mariotti, Aleksandr Lazarev. 


“Sonate, fantasie e variazioni” parte I
A lungo, nel corso della storia, la tranquillità dell’Europa fu turbata da contrasti con l’impero ottomano: specie nel Cinquecento e nel Seicento, quando più premevano alle porte dell’occidente, i turchi erano avvertiti come una presenza minacciosa. Nel Settecento, però, il loro impero era in declino e, ciò che un tempo aveva più spaventato l’immaginario europeo, poteva ora essere guardato con un misto di fascinazione, indulgenza e ironia. Del resto già nel 1670, quando gli ottomani stavano vivendo ancora una fase di espansione verso occidente, la comédie-ballet Le Bourgeois gentilhomme, scritta da Molière con le musiche di Jean-Baptiste Lully, ritraeva in modo piuttosto grottesco la corte del gran visir. Le “turcherie” si diffusero presto nel teatro e in tutte le arti: in un primo momento forse esse furono dettate dall’esigenza di esorcizzare una paura collettiva ma divennero presto una moda, alimentata dal gusto per l’esotico e dai commerci con l’oriente. Quanto di effettivamente turco ci fosse nei costumi, negli oggetti o nelle melodie che pretendevano di imitare le fogge e i suoni orientali non aveva molta importanza, ciò che importava era evocare un mondo più immaginato che conosciuto. Così fu per la musica che, lungi dall’assorbire scale e intervalli che sarebbero stati poco comprensibili all’orecchio europeo, imitava più che altro il fragore della banda dell’esercito turco, che accompagnava le campagne militari con il suono di strumenti a fiato e, soprattutto, di numerose percussioni. Mozart, come tanti compositori a lui contemporanei, non fu estraneo a questa moda, cui rese omaggio tra l’altro in un’opera, Il ratto del serraglio, e in due delle pagine per pianoforte che ascolteremo questa sera: la Sonata K 331, che termina con il celebre Rondò Alla turca, e le Variazioni K 455. Ma procediamo con ordine. La prima Sonata in programma questa sera, K 311, nacque in coppia con la K 309 quando Mozart era a Mannheim, tra 1777 e 1778, allo scopo di estendere il suo repertorio concertistico: entrambe le sonate mostrano un momento di evoluzione, usando la mano sinistra non più come mero accompagnamento ma in dialogo con la destra. Qualche studioso ipotizza che Mozart si giovò dei contatti con l’orchestra di Mannheim (all’epoca una delle migliori al mondo), i cui colori il compositore avrebbe cercato di trasferire sullo strumento a tastiera. La Sonata K 330 fu invece la prima scritta a Vienna, dopo l’abbandono del servizio alla corte dell’arcivescovo Colloredo, a Salisburgo. Tollerando male l’essere trattato alla stregua di uno dei tanti servitori, Mozart aveva infatti deciso di tentare la sorte come libero professionista, guadagnandosi da vivere con concerti, lezioni e pubblicando le proprie opere. Ovviamente, questo significava, a volte, venire a patti con i desideri di un altro datore di lavoro: il pubblico. La Sonata K 330 fu probabilmente destinata a uno scopo didattico, vista la relativa semplicità tecnica e il ritorno all’uso del basso albertino. La Sonata K 331 mostra invece chiaramente l’intenzione di Mozart di accattivarsi il pubblico, iniziando con un tema variato e terminando appunto con il Rondò Alla turca, dove il pianoforte imita, con acciaccature e accordi arpeggiati, la musica suonata dalle bande dei giannizzeri. È da tener presente, inoltre, che i fortepiani dell’epoca erano, in certi casi, dotati del pedale delle turcherie, il quale azionava una serie di marchingegni per riprodurre il suono di grancassa, campanelli e piatti. 
Le Variazioni K 455, infine, sono scritte su un’aria de La rencontre imprévue (o Les pèlerins de la Mecque), la più famosa opéra-comique di Gluck la cui trama, ambientata nell’oriente esotico, aveva ispirato anche Il ratto del serraglio. Secondo quanto testimoniato da una lettera, Mozart improvvisò queste variazioni nel corso di un concerto di fronte all’imperatore Giuseppe II, ed è possibile che lo stesso Gluck fosse presente in sala. In un secondo tempo, consapevole del fatto che erano uno dei generi prediletti dai dilettanti, Mozart le trascrisse per darle alle stampe nel 1784. Nel 1887, Tchaikovsky orchestrerà le Variazioni K 455, introducendole come movimento finale della sua Suite n. 4, Mozartiana.

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